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Week-end a Maratea: tra borghi, grotte e scogliere a strapiombo sul mare




La “perla del Tirreno”, la “città delle 44 chiese”, la “Rio italiana” sono soltanto alcune tra le definizioni che nel tempo hanno disegnato i volti di Maratea.

Trasformiamo ogni definizione in un itinerario e vi suggeriamo tre tappe differenti alla scoperta di uno dei comuni più belli della Basilicata.

La perla del Tirreno”: sono 32 i km di costa, insenature, grotte, scogli, secche, un paesaggio che non è mai uguale a se stesso ma in continua trasformazione. Partiamo dalla costa nord, poco lontano dal lungomare campano di Sapri e incontriamo le affascinanti spiagge di Acquafredda: Luppa e Anginarra. La sabbia è scura, mista a ciottoli e i fondali, popolati da lunghe praterie di posidonia oceanica, godono di un’ottima qualità biomarina riconoscibile ad occhio nudo dal colore turchese delle acque. Qui troviamo suggestive grotte marine come la Grotta del Sogno, una delle più imponenti della costa, o la Grotta dei Pipistrelli, vera e propria cattedrale di roccia, o ancora la Grotta delle Colonne, in prossimità di Punta dei Crivi, lo sperone che precipitando nel mare divide il territorio di Maratea e quello di Sapri. Lasciamo la costa nord e spostiamoci adesso verso la costa sud, precisamente nel golfo di Policastro. Pronti ad incontrare l’isola di Santo Janni? È un suggestivo isolotto roccioso, nei suoi fondali un autentico “scrigno archeologico” contenente centinaia di anfore e ancore di navi romane risalenti al 300 a.C. Nell’esplorare l’isolotto con un po’ di fortuna potreste anche imbattervi nell’unico esemplare finora avvistato di “Podarcis sicula paulae”, il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola dalla particolare colorazione bruno-azzurra che si nasconde tra i più inaccessibili anfratti rocciosi.

La città delle 44 chiese”: entriamo nel cuore di Maratea, il centro storico. Arroccato in posizione strategica su un fianco del monte S. Biagio, si protende verso il mare in un trionfo di viuzze, vicoletti, borghi e scalinate. Tantissime sono le Chiese sparse sul territorio, testimonianza di una città a forte vocazione religiosa, ricordiamo innanzitutto la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, a cui si aggiungono per importanza la Chiesa dell’Annunziata, la Chiesa del Rosario, la Chiesa dell’Addolorata e molte altre. Ma se avete voglia di godervi un giro panoramico in macchina non perdetevi il “serpentone” che dalla SP 103 porta alla maestosa basilica di San Biagio: una lunga serie di tornanti a strapiombo su paesaggi costieri mozzafiato.

La Rio italiana”: è il simbolo di Maratea, seconda per dimensioni solo al Corcovado di Rio de Janeiro, è la Statua del Redentore, una colossale scultura posta sulla cima del monte San Biagio. Realizzata tra il 1963 e il 1965 dall’artista fiorentino Bruno Innocenti, domina il paesaggio circostante con i suoi 22 metri di altezza, ma - come lo stesso artista afferma - «sorge candida sulla cima del monte, imponente, ma discreta; non un urlo dal mare verso le valli ma un pacato richiamo ad accogliere e a raccogliere, a rinfrancare la speranza». Dalla basilica di San Biagio percorriamo sempre la SP 103 e raggiungiamo le frazioni di Santa Caterina e Massa. Qui vi suggeriamo una sosta. Siete pronti a scoprire il sapore vero di Maratea? Le mozzarelle di Massa sono le più buone dell’Italia meridionale, senza nulla togliere ai caciocavalli e ai pomodori che a pieno titolo rientrano tra le eccellenze enogastronomiche del territorio marateota.

Lunedì. Fine del viaggio. Ma siamo proprio sicuri di voler tornare a casa?


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